Solo a New York City, i 78 giorni di lockdown della prima ondata sono costati secondo le stime 13,5 miliardi di dollari; il tasso di disoccupazione è passato da uno dei minimi storici, il 3,4% di febbraio, al 20,4% di giugno.
"Siamo inondati dalle immagini di Hollywood e da una visione del mondo filtrata attraverso lo sguardo yankee. Poi vai negli USA e ti accorgi che la realtà è diversa da come gli americani la raccontano, il che ti fa pensare che il modo in cui vogliono essere visti sia lo specchio di un disagio rispetto a quello che effettivamente sono" (A. Dominik, regista australiano)
Solo a New York City, i 78 giorni di lockdown della prima ondata sono costati secondo le stime 13,5 miliardi di dollari; il tasso di disoccupazione è passato da uno dei minimi storici, il 3,4% di febbraio, al 20,4% di giugno.
L’opinione pubblica occidentale guarda allibita alle immagini che giungono dagli Stati Uniti, e non sa spiegarsele: tutt’al più le esorcizza, sottolineando gli aspetti pittoreschi, se non farseschi, dell’assedio al Campidoglio. Eppure il carnevale – ammesso e non concesso che di un carnevale si sia trattato, considerati gli aspetti pienamente eversivi dell’assalto al parlamento Usa – ha questa funzione nelle nostre società, di inscenare il vero attraverso la maschera. Ed il vero è che assistiamo da anni al venir meno delle premesse e delle promesse di prosperità e progresso sulle quali era stato rifondato l’ordine liberal-borghese dopo la fine della guerra fredda.
Era così ovvio che non c’è stato bisogno di farci caso: la folla adunata per invadere il Campidoglio era composta esclusivamente di bianchi. Una scena mai vista – ma, stranamente familiare. Dove l’abbiamo vista, dove ce l’hanno raccontata, una folla bianca davanti a un luogo istituzionale, pronta a sfondare? «C’era una folla radunata di uomini, tutti bianchi, e altri arrivavano da tutta la campagna circostante…».
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