sabato 25 agosto 2012

LA FINE DELLA CLASSE MEDIA NEGLI USA. MAZZONIS M., La triste fine della middle class, L'UNITA, 23 agosto 2012

Il rapporto è di due giorni fa, ma in fondo le cifre sono le stesse che si mettono in fila dal 2008, quando il lungo e lento declino della middle class americana si è rivelato per quel che era. Il Pew Research Centre ha pubblicato dei dati relativi a quello che chiama il decennio perduto. Nel 2000 una famiglia middle class aveva un reddito di 72mila dollari, dieci anni dopo questo era sceso a 69mila. Rispetto al 2008 aumentano quelli che si definiscono parte della middle class più povera e diminuiscono quelli che si sentono middle class più ricca (lower e upper).




Infine, sebbene il numero di persone che si sentono middle class sia simile tra bianchi, neri e ispanici, i redditi sono molto diversi. Segno che per sentirsi sereno, un bianco ha bisogno (è abituato) ad avere più soldi. Gli anziani si sentono middle class al 63% e poveri al 20, chi si sente relativamente povero è il 39% (nel 2008 era il 25%). Altre serie di dati indicano che il declino è cominciato molto prima del 2008 ed è stato messo tra parentesi durante gli anni della guerra al terrorismo di Bush. Per anni, poi, le bolle finanziarie – prima la new economy, poi la immobiliare – hanno in qualche modo mascherato il rallentamento e la trasformazione dell’economia reale e la fuga di lavoro manufatturiero a Oriente. In America gli operai si sentono middle class. Lavoratrice, ma middle class. I giovani, i latinos e gli afroamericani hanno più speranza per il futuro degli Stati Uniti che non gli anziani. Che hanno vedono a rischio l’alto tenore di vita degli anni in cui gli Usa dominavano, producevano, consumavano e sprecavano. Il dibattito tra Obama e Romney sulla riforma di Medicare, l’assicurazione sanitaria pubblica per i pensionati e lo scontro su chi vuole davvero fare dei tagli e come, è esattamente questo. Da queste preoccupazioni e paure per il futuro – condite con la preoccupazione incarnata dal presidente giovane e nero – esplose il Tea Party nel 2010. Per Obama il fatto che la gente senta che sta peggio di quattro anni fa e ritenga che le cose non miglioreranno troppo non è un bene. Il problema, per il presidente democratico, è convincere gli americani che è lui la persona adatta a far attraversare questa fase all’economia. Che infrastrutture, sanità, investimenti nell’istruzione e nell’energia sono la ricetta giusta, che abbassando le tasse e operando tagli a casaccio non si torna ai favolosi anni 90. In questo Obama ha un alleato. Nello spot appena diffuso che potete vedere qui sotto Bill Clinton cerca di dire ai nostalgici (bianchi e non più giovanissimi) che la ricetta giusta per tornare indietro non è quella dei repubblicani, ma quella dei democratici. Non è proprio la verità, ma ci si avvicina più della cara vecchia ricetta di Romney. Quella, è vero, l’abbiamo già provata. In Italia va di moda da un paio di decenni.

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