Un anno fa ho tenuto una conferenza sull’importanza della
narrazione e per dimostrare la mia tesi sull’infantilizzazione del cinema
americano ho fatto una ricerca sui primi film in classifica nel 2014. Ecco i
maggiori successi di quell’anno: “Capitan America”, “X-Men”,“Guardiani della
Galassia”, “Interstellar”, “Cattivi vicini” “Tartarughe Ninja”. Oggi, quasi
tutti i film che ottengono i maggiori incassi in America sono rielaborazioni di
fumetti, commedie adolescenziali
e fanta-western. O si basano
su trame sciocche, stereotipate (il bene
supremo contro il male implacabile). Spesso, come nel film “Lego Movie” sembra
che siano state scritte per vendere giocattoli ai bambini.
"Siamo inondati dalle immagini di Hollywood e da una visione del mondo filtrata attraverso lo sguardo yankee. Poi vai negli USA e ti accorgi che la realtà è diversa da come gli americani la raccontano, il che ti fa pensare che il modo in cui vogliono essere visti sia lo specchio di un disagio rispetto a quello che effettivamente sono" (A. Dominik, regista australiano)
martedì 2 agosto 2016
martedì 12 luglio 2016
VIOLENZA DISEGUAGLIANZA RAZZISMO DOPO OBAMA. M. BOZZI SENTIERI, Il male americano, ARIANNA EDITRICE, 12 luglio 2016
Non è una bella America quella che Barack Obama consegnerà, tra pochi mesi, al suo successore.
La recente strage di poliziotti bianchi, a Dallas, ad opera di un afroamericano reduce dell’Afghanistan, è diventata la classica punta d’iceberg della grave crisi razziale e sociale di un Paese spaccato a metà, segnato da tensioni e da violenze che sembravano riservate agli archivi e alla memoria, dopo l’elezione, otto anni fa, del primo presidente di colore. Ad uscirne a pezzi è l’idea stessa di un’America finalmente ibrida, fissata nel Presidente-Simbolo, in grado di rappresentare trasversalmente i bianchi ed i neri, le élite intellettuali ed i ceti popolari, le periferie e Wall Street. Obama si trova ad essere contestato sia dal nuovo movimentismo dei neri, con in testa il radicale Black Lives Matter (“Le vite dei neri contano”) sia dal candidato repubblicano Donald Trump, che ha buon gioco a parlare di un’America divisa e di un presidente che vive in un “Paese immaginario”.
GUERRE USA NEL MONDO. IRAQ. G. STABILE, Gli Usa inviano altri 560 soldati in Iraq: serviranno nell’attacco a Mosul, LA STAMPA, 12 luglio 2016
Gli Stati Uniti invieranno altri 560 soldati in Iraq. Le truppe, che porteranno il totale degli americani nel Paese a oltre 4600, saranno dislocate nella base aerea di Qayyara, a 65 chilometri a Sud da Mosul, appena riconquistata dall’esercito iracheno.
lunedì 4 luglio 2016
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