martedì 10 febbraio 2026

IL CASO EPSTEIN. STRAZZARI F., Caso Epstein, oltre la superficie dello scandalo, IL MANIFESTO, 10.02.2026

 La maggior parte dei mass media è impegnata a ridurre il caso Epstein a scandalo sessuale. Tuttavia, chiunque abbia letto i files attraverso i social media ha chiaro di non trovarsi davanti a un sexgate, una pruderie da isola dei famosi.



Epstein non è stato, come è stato commentato, l’impresario di un circo del sesso in un’America sessuofoba. Non vendeva solo corpi fragili, ma anche l’ingresso nell’impunità. Ha creato una realtà per un’elite transnazionale superomista e ricattabile, una sorta di sadica Salò pasoliniana, ma permeata da razionalità strumentale. Eppure, per giorni abbiamo visto in tv Bill Clinton e l’infedeltà dell’altro Bill – quel Gates che, alla tipica domanda da caso chiuso («che lezioni ne ha tratto?») ha risposto tombalmente: «Beh, è morto… dobbiamo tutti stare attenti». Insomma, non c’è niente da vedere: circolare, gente. Per dirla con Trump: move on, girate pagina.

SINDROME AMERICANA PODCAST


Quando leggi gli Epstein files fatichi a prendere sonno. Ti fai un paio di domande su Woody Allen e Noam Chomsky, su professori di Harvard e sui referenti italiani. Temi di cadere nelle spire di una teoria della cospirazione. Poi ti rendi conto che le modalità di pubblicazione scelta dal Dipartimento di Giustizia Usa ha tradito la fiducia delle vittime, i cui nomi e volti sono rivelati – diversamente da quelli di molti presunti predatori; che restano segrete migliaia di immagini che documentano violenza e morte; che sono state cancellate le liste dei possibili complici di reato; che non hanno alcuna intenzione di aprire ulteriori azioni penali su questo ramo d’inchiesta. I tunnel del ranch Zorro non sono stati ispezionati. L’isola di Epstein, con i suoi templi, la statua del gorilla e le scale che portano al nulla, pare il set per le scene di Eyes Wide Shut, che Kubrick terminò pochi giorni prima di morire. Un film sul quale aleggia la storia di drastico taglio in fase di montaggio, voluto dagli studios per non portare nelle sale riti di cooptazione e pedofilia di oscure elite di potere.

Sappiamo che le vittime erano per lo più adolescenti, spesso in condizioni di vulnerabilità economica e sociale, e che esisteva un meccanismo organizzato di reclutamento, trasporto, pagamento e messa a tacere. Sulla base dei files, sui social si connettono al caso diversi suicidi, incidenti sospetti, casi celebri di bambine scomparse e storie meno note di internamenti in cliniche psichiatriche. Si parla di orfani rapiti o venduti dopo il terremoto in Turchia. Perché nei files per 1.709 volte di parla di visite dal dentista? Dovremmo riascoltare l’ultima disperata telefonata di Michael Jackson? Nel fondo oscuro del complottismo si agitano cannibalismo e vampirismo. Riappare persino l’adrenocromo, raccomandato come elisir di ringiovanimento da raccogliere con un prelievo dal «gregge» (presumibilmente i bambini spaventati). Una storia che riporta a Paura e delirio a Las Vegas e al drencrom di Arancia Meccanica.

È un fatto che il nome di Donald Trump ricorra migliaia di volte (molte più di quello di Harry Potter in sette libri) e sia spesso associato a circostanze inquietanti. Del resto le immagini che vediamo in tv, in cui Epstein e Trump si scambiano commenti compiaciuti, sono spesso tagliate prima di mostrare il parterre di ragazzine o bambine che hanno davanti.

In compagnia di vari personaggi come Steve Bannon, Epstein ha tramato contro ogni istituzione, Vaticano e Papa Francesco inclusi. Ha discusso di sostenere i leader della destra populista europea, come Matteo Salvini e Marine Le Pen. Una foto di dieci anni fa (che qualcuno ha de-oscurato) lo ritrae mentre, già nei guai per pedofilia, incontra a cena Zuckenberg, Musk e presumibilmente Thiel, capo della potente società di sorveglianza Palantir. Un’altra foto, che lo ritrae con Netanyahu, resta oscurata dal Dipartimento di giustizia. Più difficile cancellare le tracce della frequentazione intensa con il rivale di Netanyahu, Ehud Barak, da tempo impegnato a negare di essere l’ex primo ministro accusato da Giuffre.

Intanto il premier polacco Donald Tusk ha annunciato un’inchiesta sui legami fra il mondo di Epstein e i servizi russi. Hanno iniziato a piovere dimissioni in Norvegia, nel Regno unito, in Slovacchia e in Francia. Come ha scritto l’intellettuale indiano Pratap Bhanu Mehta, i files forniscono una radiografia di elite americane immature: «Sazie di impunità, corrotte, venali, veniali e veneree allo stesso tempo (…) una visione che fa riflettere sulla politica globale: non ci sono grandi scopi, né un’economia politica».

Ad oggi, non abbiamo prove dirette dell’esistenza di una macchina del ricatto strutturata, ma solo indizi e testimonianze indirette di come l’isola e il ranch possano esser stati il nodo centrale di una ragnatela, una trappola per estorcere favori e ricatti. Viene facile pensare che «se hanno coperto questo schifo, sicuramente coprono anche altro». Ma confondere i livelli, la notizia di reato e la cospirazione offre munizioni a chi vuole liquidare tutto come fantasie, evitando di mettere sotto giudizio elite che spesso hanno scalato il potere proprio cavalcando teorie cospirative.

Nel suo La letteratura nazista in America, Roberto Bolaño ricostruisce in modo meticoloso e genealogico una fitta rete di letterati fascisti e fascistoidi, nazisti e nazistoidi, che risulta completamente fittizia, ma capace di creare un universo alternativo in fondo plausibile. Man mano che procedi nella lettura delle vite intrecciate di questi fascisti immaginari, ti rendi conto di come la narrazione sia in grado di far evaporare ogni senso di minaccia. Si tratta di un commento sottile su come le parole, grazie ad una regia sapiente, possano essere allontanate dai fatti, dalla realtà della violenza e soprattutto dalla mobilitazione politica. Gira in rete un trailer fake del film Melania, in cui la first lady è travolta da un fiume di sangue. Vorrebbero che guardassimo senza vedere: eyes wide shut, appunto.

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