martedì 13 gennaio 2026

CASO EPSTEIN. I CLINTON NON TESTIMONIANO. LUZI I., Caso Epstein, Bill e Hillary Clinton sfidano il Congresso e non testimoniano: cosa rischia la coppia, LA STAMPA, 13.01.2026

 ASHINGTON. L’ex presidente Bill Clinton e sua moglie Hillary, candidata presidenziale 2016, si sono rifiutati di testimoniare davanti ai legislatori del Congresso nell’ambito dell’indagine della Camera dei Rappresentanti che riguarda il pedofilo Jeffrey Epstein.

In una lettera legale di otto pagine inviata dai Clinton a James Comer, il repubblicano del Kentucky a capo della Commissione di supervisione della Camera, i due considerano le loro citazioni a giudizio (subpoena in inglese, ndr) come “non valide e legalmente inapplicabili”.





Il documento è accompagnato da un’altra missiva, firmata da entrambi, in cui promettono di combattere contro Comer su questa questione per tutto il tempo necessario.

Inoltre, lo sfidano a dare seguito alle sue minacce di incriminarli per oltraggio al Congresso, se non si fossero presentati a testimoniare.

«Ognuno deve decidere quando ha visto o sopportato abbastanza ed è pronto a combattere per questo Paese, per i suoi principi e per il suo popolo, a prescindere dalle conseguenze», hanno scritto i Clinton in una lunga lettera. «Per noi, quel momento è arrivato

Nel documento, i Clinton hanno fatto notare di aver fornito spontaneamente a Comer dichiarazioni giurate simili a quelle che lui stesso ha accettato da altri otto ex funzionari delle forze dell'ordine che aveva precedentemente convocato e poi esonerato dal testimoniare davanti alla commissione.

I Clinton hanno ripetutamente affermato di non essere a conoscenza di informazioni rilevanti per l'indagine su Epstein.

Il rifiuto dei due Clinton è l’ultimo capitolo di una dura battaglia che va avanti da mesi fra Comer e l’ex famiglia presidenziale, con il repubblicano che vorrebbe costringerli a testimoniare per comprendere la relazione tra l’ex presidente democratico e il finanziere caduto in disgrazia e morto suicida, nel 2019, in prigione.

Tale sforzo riflette l’approccio di Comer a questa indagine della Camera, dove si starebbe cercando di spostare l'attenzione dai legami del presidente Trump con il criminale sessuale condannato e dalla decisione della sua amministrazione di chiudere le indagini sulla vicenda senza divulgare informazioni cruciali.

Allo stesso tempo, il legislatore del Kentucky vorrebbe puntare i riflettori su importanti esponenti democratici che in passato avevano frequentato Epstein e la sua compagna di lunga data Ghislaine Maxwell.

«Siamo certi che qualsiasi persona ragionevole, all'interno o all'esterno del Congresso, si renderà conto, sulla base di tutto ciò che renderemo pubblico, che state cercando di punire coloro che considerate vostri nemici e di proteggere coloro che ritenete vostri amici», hanno scritto i Clinton nella loro lettera.

Comer, nelle ultime settimane, aveva minacciato ripetutamente di deferire i coniugi Clinton per oltraggio al Congresso qualora non si fossero presentati per delle deposizioni a porte chiuse, una procedura che di solito rappresenta il primo passo per segnalare qualcuno al Dipartimento di Giustizia per un eventuale procedimento penale. L'accusa di oltraggio comporta una multa fino a 100.000 dollari e il carcere fino a 12 mesi.

La deadline per comparire davanti ai deputati era questo martedì per Bill Clinton e mercoledì per Hillary Clinton. La lettera dei due è arrivata poche ore prima della data di scadenza fissata da Comer.

Tuttavia, il repubblicano non demorde e, martedì mattina, ha annunciato: «La prossima settimana, in seno alla Commissione di supervisione della Camera, avvieremo la procedura per incriminare Bill Clinton per oltraggio al Congresso».

Il gesto – supportato da altri repubblicani della Camera – era già stato previsto dai Clinton, che nella lettera, hanno scritto che si aspettano che Comer «pubblicherà foto irrilevanti risalenti a decenni fa, nella speranza di metterci in imbarazzo».

Lo scontro pubblico fra il repubblicano e i due democratici, ora, pone le premesse per quella che potrebbe rivelarsi come una complicata battaglia legale.

Nel frattempo, i Clinton si erano adoperati, prima della scadenza fissata, per rafforzare il proprio team legale e preparare un piano di difesa solido.

Già il lunedì, gli avvocati dei due avevano scritto a Comer che i mandati di comparizione non erano altro che «un tentativo di molestare e mettere in imbarazzo pubblicamente il Presidente e la Segretaria Clinton e un'illegittima usurpazione dell'autorità esecutiva in materia di applicazione della legge», citando specifici precedenti giurisprudenziali in materia di mandati di comparizione del Congresso e precedenti costituzionali.

Gli avvocati hanno incoraggiato Comer a «ridurre la tensione in questa controversia».

Il repubblicano, tuttavia, ha chiaramente dimostrato che non ha alcuna intenzione di rinunciare e promette che andrà avanti fino in fondo.

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